
[Tradate] Presentazione opuscolo sulle industrie belliche in provincia di Varese e concerto di Alessio Lega

LA GUERRA È IN CASA NOSTRA
Una strategia di lungo periodo per la militarizzazione economica
Da pochi giorni il Ministero della Difesa ha pubblicato il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa 2025-2027. Si tratta in soldoni dell’aspetto programmatico del comparto bellico italiano. La propaganda del Ministero definisce la Difesa come “volano per innovazione e sviluppo”.
Dietro il linguaggio tecnico, si nasconde un piano di espansione strutturale dell’apparato militare: il Ministero si presenta come “motore industriale” del Paese, giustificando l’aumento delle spese con ricadute su occupazione e tecnologia.
L’Italia ha aderito alla nuova linea NATO, che prevede di raggiungere per tutti gli Stati membri il 5% delle spese militari così spartito: 3,5% del PIL in spese militari propriamente dette e all’1,5% per la sicurezza o le infrastrutture (vedasi Ponte sullo Stretto, che collegherebbe il confine sud della NATO – la Sicilia, il Muos etc – con il continente).
Un livello di spesa potenzialmente superiore a quello del periodo della Guerra Fredda.
La Legge di Bilancio 2025-2027 prevede 35,094 miliardi di euro in 15 anni per:
- 22,5 miliardi dal Fondo investimenti della Difesa;
- 12,6 miliardi dal Ministero delle Imprese (MIMIT).
Gli investimenti coprono ogni settore:
- Terrestre: nuovi mezzi corazzati, artiglieria, droni armati.
- Aereo: caccia di sesta generazione, sistemi missilistici, capacità “Extended Strike”.
- Navale: navi d’attacco, sommergibili, droni subacquei.
- Cyber e spazio: intelligence digitale, satelliti militari, “Space Domain Awareness”.
Di più. L’Italia con la Legge di Bilancio 2025 stanzia 50milioni per la ristrutturazione di tre stabilimenti militari situati a Baiano di Spoleto, Fontana Liri e Capua, gestiti direttamente dall’Agenzia Industrie Difesa. L’obiettivo è aumentare la produzione di componenti critici come la nitroglicerina e la nitrocellulosa, necessari per munizioni di medio calibro, riducendo così la dipendenza dalle forniture estere e rafforzando l’autonomia produttiva nazionale.
Ancora più forte appare la saldatura tra Università e Guerra con il Piano Nazionale della Ricerca Militare – PNRM.
La guerra futura, che intreccia militare, civile ed economia, è in realtà la guerra odierna. L’Italia è attualmente impegnata in 43 missioni militari (nel solo anno 2025), con più di 12mila soldati utilizzati. La guerra odierna è anche – e forse soprattutto – guerra interna. Come diceva Simone Weil: “Il grande errore in cui cadono quasi tutte le analisi riguardanti la guerra […] è di considerare la guerra come un episodio di politica estera, mentre è prima di tutto un fatto di politica interna, e il più atroce di tutti.”
Una parte cruciale del DPP è dedicata alla cosiddetta “funzione sicurezza del territorio”, che affida ai Carabinieri un ruolo centrale nel processo di militarizzazione interna. Soldi per nuove assunzioni, soldi per ammodernamento delle caserme, soldi per nuove armi.
Tra le misure previste:
- Acquisizione di elicotteri, droni e veicoli tattici con uso duale (militare e civile).
- Sistemi di sorveglianza digitale e cyber-investigazione (deep web, criptovalute, digital forensics).
- Estensione dell’uso del taser e di armi “non letali” a livelli ordinativi sempre più bassi.
- Ruolo crescente nello “Stability Policing”: attività di controllo sociale e gestione di crisi anche in territorio nazionale.
Questo spostamento funzionale rafforza il ruolo dei Carabinieri come parte integrante della difesa militare, abbattendo ulteriormente il confine tra sicurezza civile e logica bellica.
La militarizzazione non si limita più al piano geopolitico, ma penetra nelle città, nei sistemi informativi e nella gestione dell’ordine pubblico, preparando la società a un modello di sicurezza permanente in tempi di guerra totale.

[Venegono superiore] 27 settembre – CONTRO LA GUERRA
La guerra è presente e orizzonte degli eventi.
Nelle infinite variabili impazzite che costellano i giorni del pianeta Terra, la guerra ci sembra una
costante. I dazi decisi da Trump, la narrazione mainstream a targhe alterne che per mesi ha chiuso
gli occhi di fronte agli orrori in Palestina per poi svegliarsi indignata con colpevole ritardo; l’obiettivo del 5% di PIL da destinare alle spese militari (infrastrutture comprese) entro il 2035; i volenterosi europei con il cancelliere tedesco Merz che con una mano ringrazia Israele per svolgere il lavoro sporco e con l’altra guarda ai piani di investimento per gli armamenti e la ricostruzione delle zone distrutte dalla guerra.
Guerra e capitale viaggiano da sempre sullo stesso binario, oggi più che mai.
Ma cosa si fa durante una guerra?
Abbiamo deciso di organizzare questo incontro per mettere insieme diverse esperienze, consapevoli che è grazie ai ragionamenti e alle sensibilità collettive che potremo affinare la critica e quindi l’agire.
Un’occasione per ascoltare i racconti di alcune realtà in lotta contro la guerra, da diverse
angolature, chi dal punto di vista della logistica e del trasporto – via mare, aria o terra – delle armi,
chi della produzione delle stesse, chi delle armi nucleari, chi dello sviluppo tecnoscientifico a
supporto del comparto bellico, chi della militarizzazione della scuola, chi di quella che Simone Weil
definiva l’aspetto più atroce di tutti, cioè la guerra interna.
Una “festa antimilitarista” per unire, alla condivisione delle lotte, un momento più conviviale. Ma la “vera festa” che ci auspichiamo è la fine della guerra e del mondo che la produce.
Nel frattempo incontriamoci, discutiamo, agiamo.

[Saronno – VA] 25 aprile 2025 – CORTEO
La storia non si ripete mai, se non come farsa.
Risulterebbe quindi improprio paragonare questo 2025 a qualche altro periodo della storia più o meno recente. Tuttavia, non è improprio provare a ragionare sul periodo attuale, su quali campanelli d’allarme sentiamo chiaramente, su quali rapide trasformazioni stia prendendo la realtà.
Negli ultimi mesi ne abbiamo sentite di tutte: il partito neonazista AFD che supera il 20% dei voti in Germania. La striscia di Gaza dipinta sui canali social del presidente degli Stati Uniti come Miami Beach. Dazi al 125%. Spese militari al 5%.
L’Europa allarmata da questo repentino irrompere della guerra nel discorso globale si affanna a intraprendere la strada del riarmo, con l’imposizione da parte di Von der Leyen di una spesa di 800miliardi. Evidentemente lorsignori preferiscono la guerra alla sanità, all’istruzione, alle pensioni, all’ambiente, insomma, ai diritti fondamentali delle persone, e investono in armamenti.
In questa cloaca passa quasi sottotono l’approvazione del cosiddetto Dl sicurezza. Una vera e propria manovra da “guerra interna” con cui si marginalizzano fasce sempre più ampie di persone e si preclude alle stesse la possibilità della protesta e del dissenso.
La realtà che abbiamo sotto gli occhi è un mondo apparecchiato per l’accumulo smodato di ricchezze nelle mani di pochi, pochissimi, a fronte dell’annaspare dei più.
In questo scenario in rapida evoluzione non possono mancare i nostalgici del ventennio, che cianciano di interventismo europeo e organizzano ronde contro la marginalità.
Il discorso securitario a Saronno, in vista delle elezioni, ha preso ancora una volta il sopravvento.
Oggi la “sicurezza” è priorità di chiunque si presenti alle elezioni, al punto che una lista civica che guarda all’associazionismo e al volontariato porta il nome di “Saronno Sicura”, lo stesso di una di destra di quindici anni fa.
Un’insicurezza percepita che è figlia del deserto che è stato creato: telecamere ovunque e ordinanze liberticide hanno letteralmente dato il colpo finale ad una libera aggregazione giovanile già fortemente repressa. Adesso gli stessi benpensanti che si lamentavano del vociare o del chiasso dei ragazzi, si lamentano di sentirsi insicuri con le strade vuote.
Ma come,nello stesso testo parlate di guerra e di telecamere?
Sì, perché la guerra è un momento di disciplinamento della popolazione, di restringimento dei margini del consentito, di repressione più feroce.
In questo abisso in cui ci hanno cacciato, le nostre stelle polari rimangono solidarietà e conflitto. La variante umana è un fattore in grado di inceppare questa corsa forsennata, come ha dimostrato la resistenza palestinese diffusasi in tutto il mondo. Nel nostro territorio negli ultimi mesi ci sono stati importanti manifestazioni a Nerviano contro la Leonardo, uno dei principali produttori bellici del Paese, e a Busto Arsizio contro la base Nato e la guerra.
Ma come,parlate di guerra in occasione del 25 aprile?
Contro l’abisso di allora, contro l’abisso di oggi.
LIBERIAMOCI
assemblea antifascista saronnese

[Nerviano – MI] 8 marzo – Presidio davanti a Leonardo
Breve report del presidio davanti ai cancelli della Leonardo di Nerviano (MI) di sabato 8 marzo
STOP ARMI A “ISRAELE”
[Saronno – VA] Scritta contro la guerra davanti al Liceo Scientifico G.B. Grassi
Una grande scritta con vernice bianca è stata nottetempo tracciata davanti al liceo scientifico Gb Grassi di Saronno.
“Dietro casa nostra vengono prodotti dispositivi che uccidono migliaia di perone.
La guerra parte da qui, non possiamo rimanere indifferenti”
[Busto Arsizio – VA] 5 aprile – corteo contro la guerra
Sabato 5 aprile 2025, Busto Arsizio, Piazza Garibaldi – Ore 15.00: Corteo!
Contro la guerra e tutto ciò che la rende possibile
No ReArm Europe
Contro la “campagna di riarmo” dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, che ci trascinano nel baratro di un nuovo conflitto mondiale. Fermiamo la macchina bellica, dalle fabbriche di morte alle basi militari presenti sui nostri territori.
No all’economia di guerra
Dalla scuola alla sanità pubblica, dalle pensioni al lavoro: mentre centinaia di miliardi vengono destinati al riarmo ed ingrassano l’industria bellica, prosegue impunito il saccheggio e la distruzione di quel che resta dello stato sociale.
No alla guerra interna e alla militarizzazione della società, della scuola e dell’università
Se all’esterno dei confini si sganciano le bombe, all’interno del Paese si inasprisce la repressione del dissenso, delle lotte e del conflitto sociale, come nel caso del DDL 1660. Aumentano anche la sorveglianza ed il controllo di massa, facilitate dall’impiego di tecnologie militari sperimentate sugli odierni campi di battaglia.
No NATO
In occasione del 76esimo anniversario di fondazione dell’Alleanza atlantica, mobilitiamoci contro l’imperialismo occidentale coordinato dalla NATO, una minaccia costante alla pace, alla libertà e all’autodeterminazione dei popoli del mondo, a partire dalla vicina base di Solbiate Olona, dove ha sede il Comando multinazionale delle forze di intervento rapido dell’Alleanza.
Palestina libera!
Per fermare il genocidio in corso in Palestina, sosteniamo la resistenza del popolo palestinese, recidiamo i legami di connivenza ed il supporto economico, politico e militare all’insediamento coloniale sionista.
La guerra comincia qui: dall’Italia, terzo maggior esportatore di armi verso Tel Aviv, responsabile anche dell’invio di almeno 2.5 miliardi di euro di armamenti a Kiev; dalla Lombardia, una delle regioni italiane con la più alta produzione militare; dalla provincia di Varese, che tra il 2022 e il 2023 ha visto le proprie esportazioni belliche crescere del 96.7% e che ospita anche la Leonardo SpA, il cui titolo in borsa ha registrato dall’inizio dell’anno un +70%.
E’ tempo di agire prima che sia troppo tardi, è tempo di rovesciare questo sistema di predazione, di colonizzazione, di sfruttamento e di morte.
Assemblea contro la guerra
[Nerviano – MI] Protesta alla Leonardo
[Gallarate – VA] Presidio per contestare “La settimana della sicurezza” all’istituto Falcone
da Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Questa mattina, 18 gennaio 2025, si è tenuta la cerimonia conclusiva de “La settimana della sicurezza“, iniziativa promossa dall’istituto “Falcone” di Gallarate. Una cinquantina di persone sono intervenute con cartelli, striscioni e megafono per contestare la presenza delle forze dell’ordine all’interno della scuola per tenere lezioni rivolte a studenti e studentesse su temi quali violenza di genere, cyberbullismo, sicurezza stradale.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha partecipato al presidio ed è intervenuto per denunciare questo inarrestabile processo di militarizzazione in atto nelle scuole italiane, dove sempre più spesso si invitano le forze dell’ordine per parlare di temi che, invece, sarebbero di competenza di docenti e pedagogisti.
Si è ricordato che all’istituto “Falcone” la logica militarista è di casa, non solo perché promuove attività come quelle oggetto della contestazione odierna, ma anche perché invia i propri studenti e le proprie studentesse per attività di PCTO alla base NATO di Solbiate Olona, sottolineando come la scuola ne manifesti orgoglio pubblicando sulla homepage del proprio sito immagini ritraenti autorità in divisa e/o gadgets riportanti la scritta WE ARE NATO.
Numerosi interventi hanno denunciato la crescente militarizzazione non solo delle scuole, ma anche del territorio, infatti alcuni studenti e studentesse hanno denunciato la collaborazione fra università e aziende produttrici di sistemi d’arma, ricordando che proprio nel nostro territorio è presente con vari stabilimenti la Leonardo SpA, azienda a partecipazione statale, leader mondiale nella produzione di aerei da guerra, elicotteri per trasporto truppe, sistemi elettronici.


Alcune immagini del presidio













