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[Busto Arsizio] 18/4 PRESIDIO CONTRO LA GUERRA

Stiamo assistendo a giornaliere dichiarazioni dei potenti della Terra in cui si dice tutto e il contrario di tutto. “Una intera civiltà sarà distrutta” si permette di dire il presidente USA. Più rumore ancora fanno i bombardamenti israeliani in Libano dopo l’annuncio della presunta tregua di due settimane.
L’aggressione imperialista a firma USA-ISRAELE segue le logiche del dominio e del profitto. Risulta difficile dividere i diversi conflitti bellici che affliggono il pianeta attualmente. Non è un caso che proprio ora si sia riaperta la corsa alla Luna, da cui la Terra sembra azzurra e senza frontiere ma che è invece più fratturata che mai. Il grande conflitto a cui assistiamo è quello della ridefinizione dei poteri nel sistema mondo, Usa e Israele sono aggrappati con gli artigli alla propria egemonia. La buona novella, l’unica, è la resistenza che in diverse parti del globo, sta ostacolando i piani sanguinari dei Presidenti guerrafondai.

Resistenza che non può non avere come sua massima espressione quella del popolo palestinese. Siamo tutti palestinesi, è molto più di uno slogan. Siamo palestinesi perché in molti si sono finalmente resi conto di essere sacrificabili sull’altare del dominio e del profitto, oggi sono i palestinesi, gli iraniani, i libanesi, domani potrebbe esserlo chiunque. Ma siamo palestinesi anche perché ci siamo riconosciuti nelle piazze di tutto il pianeta, nei blocchi dei porti e sui binari, fuori dalla fabbriche di armi. Sotto la bandiera palestinese, e ancora di più dietro a una kefiah che copre il volto dagli occhi indagatori delle telecamere intelligenti.
Siamo tutti palestinesi soprattutto ora che il parlamento israeliano ha brindato all’approvazione della pena di morte per i prigionieri palestinesi.

L’Italia dalla sua posizione periferica si ritaglia ugualmente un ruolo di primo piano nel conflitto mondiale contribuendo sia con basi militari USA e NATO sul proprio territorio (Sigonella, il MUOS a Niscemi, la Base Nato di Solbiate, e le tante, troppe, altre…) sia con prodotti militari e bellici di prim’ordine. Emblematica è la crescita esponenziale di Leonardo, all’avanguardia nello sviluppo della tecnologia militare ed esportatrice di macchine di morte prodotte a casa nostra.
Strettamente legato allo sviluppo bellico c’è l’invasione della propaganda di guerra nelle aule scolastiche, con sempre più progetti interconnessi con basi militari, branche militari (su tutti gli onnipresenti alpini), se non addirittura con progetti di alternanza scuola/lavoro all’interno di basi Nato.

Le fabbriche di armi sono diventate un punto sensibile durante le mobilitazioni delle settimane calde tra settembre e ottobre, insieme a porti e stazioni. La repressione dell’esondazione non si è fatta attendere: fogli di via, avvisi orali, denunce, arresti per chi ha messo il proprio corpo in gioco. Gli strumenti che lo Stato ha a disposizione per reprimere il dissenso si sono moltiplicati negli ultimi decenni a suon di decreti sicurezza. Non ci stupisce, gli Stati durante i periodi bellici si armano e creano il nemico interno da sacrificare in nome della fittizia unità necessaria allo sforzo bellico.

I tempi sono cupi, inutile negarlo. I morti nel Mediterraneo sono raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (oltre 700 nei primi mesi del 2026). Anche questi, spesso dimenticati, li mettiamo sul conto degli Stati e della guerra.

Pieni di rabbia, non di rassegnazione, invitiamo tutti e tutte a scendere in piazza con noi. Convinti, oggi più che mai, che la variabile umana rimanga la possibile sabbia nell’ingranaggio di chi ci comanda e di chi ci sta portando nel baratro della Storia.

Contro la guerra, per la comunità umana!

Assemblea contro la guerra del varesotto


[Busto Arsizio – VA] 5 aprile – corteo contro la guerra

Sabato 5 aprile 2025, Busto Arsizio, Piazza Garibaldi – Ore 15.00: Corteo!

Contro la guerra e tutto ciò che la rende possibile
No ReArm Europe
Contro la “campagna di riarmo” dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, che ci trascinano nel baratro di un nuovo conflitto mondiale. Fermiamo la macchina bellica, dalle fabbriche di morte alle basi militari presenti sui nostri territori.
No all’economia di guerra
Dalla scuola alla sanità pubblica, dalle pensioni al lavoro: mentre centinaia di miliardi vengono destinati al riarmo ed ingrassano l’industria bellica, prosegue impunito il saccheggio e la distruzione di quel che resta dello stato sociale.
No alla guerra interna e alla militarizzazione della società, della scuola e dell’università
Se all’esterno dei confini si sganciano le bombe, all’interno del Paese si inasprisce la repressione del dissenso, delle lotte e del conflitto sociale, come nel caso del DDL 1660. Aumentano anche la sorveglianza ed il controllo di massa, facilitate dall’impiego di tecnologie militari sperimentate sugli odierni campi di battaglia.
No NATO
In occasione del 76esimo anniversario di fondazione dell’Alleanza atlantica, mobilitiamoci contro l’imperialismo occidentale coordinato dalla NATO, una minaccia costante alla pace, alla libertà e all’autodeterminazione dei popoli del mondo, a partire dalla vicina base di Solbiate Olona, dove ha sede il Comando multinazionale delle forze di intervento rapido dell’Alleanza.
Palestina libera!
Per fermare il genocidio in corso in Palestina, sosteniamo la resistenza del popolo palestinese, recidiamo i legami di connivenza ed il supporto economico, politico e militare all’insediamento coloniale sionista.

La guerra comincia qui: dall’Italia, terzo maggior esportatore di armi verso Tel Aviv, responsabile anche dell’invio di almeno 2.5 miliardi di euro di armamenti a Kiev; dalla Lombardia, una delle regioni italiane con la più alta produzione militare; dalla provincia di Varese, che tra il 2022 e il 2023 ha visto le proprie esportazioni belliche crescere del 96.7% e che ospita anche la Leonardo SpA, il cui titolo in borsa ha registrato dall’inizio dell’anno un +70%.
E’ tempo di agire prima che sia troppo tardi, è tempo di rovesciare questo sistema di predazione, di colonizzazione, di sfruttamento e di morte.

Assemblea contro la guerra